#THECOACHINGJOURNEY – Il primo giorno

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Studio Fisioterapico Giovanni Gerbino
Ti aiutiamo a ritrovare l’equilibrio per fare ciò che ami.

© MATTEO CALAUTTI
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Il 29 agosto 2014 ha cambiato per sempre la mia vita, o forse più precisamente è cambiata il 10 luglio dello stesso anno, o ancor prima a gennaio, o a novembre del 2013. La verità è che per arrivare a quel fatidico giorno di fine estate ci sono stati tanti piccoli eventi in precedenza, tanti tasselli di un meraviglioso puzzle che hanno dato vita ad un sogno, il mio.

La verità è che non esiste il momento giusto per lasciare casa, quando ho realizzato che sarebbe successo avevo 23 anni, e a distanza di un lustro sono arrivato alla conclusione che prima succede meglio è, perchè più si aspetta e più diventa difficile, più tardi si comincia a crescere davvero, e ad affrontare il mondo reale con tutti gli ostacoli che ci propone.

Al momento di varcare la porta di casa piangevo, piangeva tutta la mia famiglia, e per quanto mi sforzassi di essere forte sapevo che la mia vita sarebbe cambiata per sempre. Addio comfort, addio piacevoli abitudini tra il frequentare ogni giorno gli amici di una vita allo sdraiarmi sul mio caro e buon divano la sera arrivato cotto dopo una giornata di allenamenti. Addio pesto e focaccia come li conoscevo io, o comunque se non addio, si trattava di un lungo arrivederci, un arrivederci lungo mesi e circa seicento chilometri.

E sapevo che nonostante in quel momento dovessi convivere con una fitta al cuore, valeva la pena vivere quel turbinio di emozioni e senso di ignoto, perchè stavo lasciando casa per realizzare il mio sogno, a Roma, alla Stella Azzurra, nel paradiso della pallacanestro italiana ed europea.

Sette ore di viaggio, tre soste, per lo più passate a piangere, ma anche a ripercorrere tutto come in un film.

Quel post comparso sulla pagina facebook della Stella a novembre («cerchiamo allenatori a Roma vogliosi di fare un’esperienza con noi, contattateci a questo indirizzo mail»), la mail che mandai a cui pensavo avrebbero cestinato senza leggere, il contatto, i due giorni di allenamenti a gennaio, il camp di Roccaporena, l’ufficialità, ancora faticavo a crederci, ma era tutto vero.

Arrivato a Stella, da “Stellino”, parcheggiai la macchina nello sterrato dove l’avrei parcheggiata per i successivi quattro anni, tutti i bagagli ancora dentro, ma io in divisa, non si sa mai che ci sia subito da fare qualcosa.

Entrai in palestra e neanche il tempo dei saluti che ero già in campo, Alessandro Nocerà mi gettò in pasto all’allenamento della serie A2 frutto della collaborazione tra Stella Azzurra e Veroli. Giocatori americani, i prospetti stellini dell’epoca, cinque allenatori in campo, terminologia inglese, Germano che si districava tra i serbi, i senegalesi, i bosniaci, i montenegrini, gli italiani, e io che onestamente ero talmente frastornato da non aver ancora realizzato.

Ma era iniziata, la mia avventura era iniziata, e Dio solo sa cosa mi avrebbe atteso nei successivi quattro anni. Se me lo avessero anticipato non ci avrei creduto, ma del resto se avevo lasciato casa per vivere un sogno, di sogno doveva trattarsi davvero.

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Giovanni Baiardo
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Sono Giovanni Baiardo e vi racconterò la mia storia, fatta di un sogno e parecchi viaggi, tra Italia ed Europa, per inseguirlo, in nome di quella palla a spicchi che tanto ci fa innamorare quanto impazzire. Basketball never stops!