Quella volta a West Ham

© MATTEO CALAUTTI
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Ricordo quel giorno come se fosse ieri. Era il 25 di agosto della scorsa estate ed ero arrivato a Londra la sera prima, pronto a passarci poco più di una ventina di giorni. Così, giunto per la seconda volta nella mia vita nella capitale britannica, intravidi una fermata sulla parete di una carrozza della metropolitana, precisamente della linea District.

Questa fermata catturò la mia attenzione poiché si chiamava Upton Park, lo stesso nome con il quale viene generalmente indicato il Boleyn Ground, lo stadio del West Ham. Così, sicuro che non si trattasse di una semplice omonimia, decisi di scendere e di farmi accompagnare con Google Maps nei pressi della struttura. Fui folgorato da ciò che mi si presentava agli occhi.

La zona di West Ham, situata nella East London, è una zona multietnica che incarna completamente l’animo della City. Un animo aperto culturalmente grazie al quale sembra essere assente genericamente ogni tipo di pregiudizio superficiale. Prima di raggiungere lo stadio degli Hammers, ho dovuto percorrere diverse centinaia in una lunghissima via denominata Green Street. È stata una passeggiata illuminante, impreziosita da aromi, profumi e colori che solamente la diversità culturale può offrire. Ci si poteva imbattere, per esempio, in un gruppo di pakistani che conversavano così come in un negozio di hijab alla moda (il velo che copre capelli e collo delle donne islamiche che lo indossano).

Poi, giunto di fronte al Boleyn Ground, ho provato sensazioni fortissime. Il primo stadio londinese visto ad occhio nudo, leggendario nella mitologia del calcio britannico. Dopo essermelo gustato da ogni angolazione, compresa la targa che spiega l’origine della denominazione dei “Martelli”, ho fatto una doverosa tappa all’official shop. Una sciarpa ufficiale (la prima di una lunga serie) ed un DVD sulle rivalità degli Irons con Tottenham, Chelsea e Arsenal.

Ieri sera ha definitivamente chiuso i battenti al termine di una sfida contro il Manchester United. Una sfida che ha avuto un intenso retrogusto di destino. Una grave perdita per i romantici della Londra calcistica, come lo era stata anche quella di Highbury. Unico rammarico? Non esser riuscito a vedere gli Hammers trionfare contro il Newcastle il 14 settembre, giorno in cui ho effettuato il mio rientro in patria.

Il West Ham è ora pronto a trasferirsi all’Olympic Stadium, ma Upton Park non emigrerà sicuramente dalla nostra memoria. #FarewellBoleyn

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Matteo Calautti
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Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, East Journal, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi, Il Calcio Portoghese e Dragoni d'Oriente, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure, al calcio lusitano ed al Leyton Orient.