Do you know? – Robert Swift, viaggio andata e ritorno verso l’inferno

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Pubblicato su Sportando nella rubrica Do you know? in data 04/02/2015.

Vivi un’infanzia difficile. Coltivi un sogno fin da bambino e lo realizzi, forse quando non sei ancora pronto. Ti arricchisci molto, ma la vita ti mette davanti dei grandi ostacoli più grandi di te. Così, non essendo abbastanza forte, vieni inghiottito da un tunnel nel quale fatichi a vedere una via d’uscita. Queste poche brevi frasi possono riassumere al meglio la parabola discendente della vita di Robert Swift, ex centro dei Seattle SuperSonics e degli Oklahoma City Thunder.

SITUAZIONE FAMILIARE. Nato nella città di Bakersfield, nel sud della California, Robert Swift visse un’infanzia molto difficile. Una situazione economica precaria fece da sfondo ad una famiglia nella quale il padre Bruce perse due anni di lavoro a causa di un incidente stradale, il tutto mentre la madre Rhonda soffriva di cancro. Il basket divenne così la grande valvola di sfogo di un ragazzo che si porterà dietro per tutta la (breve) carriera cestistica le sue fragilità.

APPRODO NELLA NBA. Durante la sua permanenza nella Garces Memorial High School prima e nella Bakersfield High School poi, il centro catturò l’attenzione della National Basketball Association. Così, nel 2004 concretizzò il salto dalla high school alla NBA ad appena 18 anni grazie alla dodicesima scelta assoluta al Draft, per mano dei Seattle SuperSonics di coach Robert “Bob” Hill. La prima stagione di Napoleon Dynamite, soprannome affibbiatogli dai compagni di squadra, fu una sorta di “apprendistato” nel quale giocò solo 16 partite, per una media di 0.9 punti, 0.3 rimbalzi e 0.4 stoppate a partita. Nel 2005, invece, iniziò a dimostrare il suo valore grazie a 49 presenze complessive ed una media di 6.4 punti, 5.6 rimbalzi e 1.2 stoppate.

MANCATA CONSACRAZIONE ED INFORTUNI. Coach Hill aveva grandi progetti su di lui, ma nel 2006 la vita gli giocò l’ennesimo brutto scherzo, che coinciderà con il vertice della discendente parabola della sua vita. Infatti, durante un’amichevole di preseason contro i Sacramento Kings il ginocchio destro fece “crack”: rottura dei legamenti e stagione della consacrazione finita ancora prima di cominciare. Ma non era abbastanza. Ritornato in campo nel 2007 con la maglia dei Seattle, questa volta diretti da coach Peter John Carlesimo, riuscì a giocare solo otto partite prima di procurarsi un altro grave infortunio, questa volta al menisco. Nel 2008 si trasferì ai neonati Thunders, tra le fila dei quali disputò solo 26 incontri con una media di 3.3 punti, 3.4 rimbalzi e 0.7 stoppate a partita, prima di sparire definitivamente dal giro della NBA.

D-LEAGUE E GIAPPONE. Nel 2009, dopo esser stato tagliato dalla franchigia di Oklahoma City, militò solo due partite con i Bakersfield Jam in D-League per poi abbandonare la squadra. L’anno successivo partecipò alla National Athletic Basketball League (NABL), una lega di pallacanestro semiprofessionistica tra compagini della West Coast, prima tra le fila dei Seattle Aviators e poi tra le fila degli Snohomish County Explosion. Finalmente, quando nella stagione successiva il suo ex coach Robert “Bob” Hill lo chiama in Giappone per giocare con la maglia dei Tokyo Apache sembra arrivare la grande occasione per rimettersi in forma al fine di rientrare nel basket che conta. Inizialmente così fu, in quanto Swift pareva determinato a scommettere su se stesso. Tuttavia, nel 2011 si verificò il terrificante terremoto di Sendai e del Tōhoku, con annesso tsunami, ragion per cui l’avventura nipponica del centro finì anticipatamente.

GUAI CON LA GIUSTIZIA. Da quel momento, a soli 26 anni, la parabola discendente della vita di Swift iniziò a precipitare. Riuscito a dilapidare gli 11 milioni di dollari di guadagno sui parquet americani stimati dagli addetti ai lavori, dapprima venne arrestato per guida in stato di ebbrezza nel 2011. Due anni dopo fu costretto a vendere la sua vecchia dimora da circa un milione di dollari alla metà del prezzo, a causa delle sue condizioni: alcune fonti riportavano centinaia di bottiglie di alcolici, cartoni di pizza, feci di cane e scatole di antidepressivi. Nel novembre 2014, invece, è stato arrestato dalla polizia di Seattle a casa di Trygve Bjorkstam, suo spacciatore di fiducia, in possesso di eroina, un lanciagranate ed un fucile a canne mozze. Inoltre, Swift avrebbe ammesso i suoi problemi di tossicodipendenza ed in casa dello spacciatore sono state trovare altre 17 armi da fuoco, inclusi tre fucili automatici. Infine, circa venti giorni fa, Napoleon Dynamite è stato arrestato a Gold Bar, nello Stato di Washington, dopo un tentativo di irruzione in un’abitazione privata con un complice.

La luce in fondo al tunnel c’è sempre. Bisogna solo avere la forza di aprire gli occhi.

Come on Robert!

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Matteo Calautti
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Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, East Journal, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi, Il Calcio Portoghese e Dragoni d'Oriente, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure, al calcio lusitano ed al Leyton Orient.