Sporting Braga, essere Arsenalistas a duemila kilometri da Londra

© Edited by MATTEO CALAUTTI
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Nella zona settentrionale del Portogallo si trova una famosa città di 180 mila abitanti. Una città la cui natura non può che esser definita “classicista”. Una città, tuttavia, che vive anche a cavallo tra una radicata conservazione ed una fresca rivoluzione. Un’essenza che è stata metaforicamente traslata sulla sua unica squadra di calcio, “ribellatasi” grazie a due uomini che l’hanno rivoluzionata per sempre. Si sta parlando di Bracara Augusta, in arte Braga.

Lisboa diverte-se, Porto trabalha, Coimbra estuda e Braga reza.

Lisbona si diverte, Porto lavora, Coimbra studia e Braga prega.

Questa sarebbe la massima più gettonata visitando quella che viene definita come la “Roma portoghese“. Una città che conobbe per la prima volta la fama nel I secolo a.C. divenendo il centro più importante della Galizia. Una città dall’aspetto altisonante, ricca di costruzioni ecclesiastiche e quindi dotata di una forte connotazione religiosa. Non è un caso, come preannunciato dal proverbio, che una delle celebrazioni più esteticamente suggestive sia proprio la Festa de São João, organizzata nel mese di giugno in ricorrenza proprio della nascita di San Giovanni Battista. Come non è un caso che essa sia definita come “cidade dos sinos“, ovvero “città delle campane”.

Una città che si è comunque dimostrata al passo con i tempi grazie ad una politica di rinnovamento che l’ha portata nel 2012 ad essere eletta “Capitale Europea dei Giovani” da parte dello Youth Forum Jeunesse. Ma non solo. Infatti, anche la sua Università, l’Universidade do Minho, ha fatto la sua parte mantenendo con sé la gioventù bracarense ed attirando ragazzi da tutto il Portogallo. Un’essenza pura e fresca allo stesso tempo che la città portoghese ha metaforicamente infuso alla sua unica società calcistica: lo Sporting Braga.

Fondato nel 1921, il suo stemma societario è intriso di misticismo e religiosità. Basti pensare che al centro dello scudo della città di Braga, il corpo principale dello stemma, è situato Gesù bambino in braccio ad una Madonna rigorosamente vestita di rosso. Il tutto sottostante ad una corona d’oro, nella più rigorosa tradizione classicista. Il popolo bracarense è sì tagliente e sottile in fatto di dibattiti, ma anche superstizioso. Una parte di tifosi pensa, infatti, che la Madonna posta al centro dello stemma porti fortuna alla società. Una religiosità, inoltre, evidenziata anche da uno dei soprannomi della squadra: gli Arcebispos, ovvero gli “Arcivescovi”.

Lo Sporting conquistò per la prima volta la massima divisione portoghese solo nel 1947, ottenendo una promozione dalla Segunda Divisão Nacional. Furono anni storici ma allo stesso tempo rivoluzionari per la squadra. Infatti, fu proprio in quelle stagioni che furono modificati il nome e la divisa della società lusitana, con chiaro riferimento alla gloriosa compagine inglese dell’Arsenal. La denominazione del club divenne Arsenal do Minho, la provincia di cui faceva parte Braga prima della riforma costituzionale del 1976, che cancellò questa tipologia di suddivisioni amministrative. Anche la divisa da gioco variò, passando così dal verde e branco al vermelho arsenalista, ovvero dal verde e bianco al rosso dell’Arsenal.

Cosa ispirò questo cambio? Le ipotesi sono due. La più accreditata, nonché più famosa, vede come protagonista József Szabó. La leggenda narra infatti che l’allenatore ungherese, resosi protagonista di ben tre esperienze sulla panchina bracarense, rimase folgorato dall’Arsenal durante un suo soggiorno a Londra, soprattutto in seguito ad una visita ad Highbury, il romantico stadio dei Gunners sostituito nel 2006 dall’Emirates Stadium. Una richiesta posta ad José Antunes Guimarães, allora presidente dello Sporting Braga, che sarebbe stata così accettata. Da lì il soprannome “Arsenalistas“.

La seconda ipotesi, meno famosa, vede invece come protagonista proprio Guimarães. L’allora número um del club avrebbe infatti deciso di mutare la natura della società per via sia della sua passione per la compagine inglese, sia per una questione di business nella capitale britannica. Indipendentemente dalla veridicità delle due ipotesi, sta di fatto che quella dei North Londoners della terza decade del Novecento fu una squadra più che vincente. Sotto la guida soprattutto dell’inglese George Morell e dello scozzese Joe Shaw i britannici conquistarono la bellezza di cinque First Division, una FA Cup e cinque Community Shield. Il tutto guidati dal pazzesco fiuto del goal Ted Drake, bomber nativo Southampton e capocannoniere del campionato inglese 1934/35.

Ma si sono mai incontrate l’Arsenal e lo Sporting Braga? Ebbene sì. Accadde nella stagione 2010/11, quando le due compagini si affrontarono in due occasioni nel girone di qualificazione di Champions League. Chissà cos’avranno provato le centinaia di tifosi portoghesi giunti a due passi da Highbury, lo stadio che cambiò per sempre la loro storia. La sfida d’andata, giocatasi a settembre ovviamente all’Emirates Stadium, fu un trionfo per i Gunners grazie ad un perentorio 6-0. Il sito internet neozelandese ufficiale dell’Arsenal titolò perfino «The Real Arsenal 6 The Arsenalistas 0». Ma fu nella sfida di fine novembre che i portoghesi riuscirono a compiere un autentico parricidio. Tutto in bilico all’Estádio Municipal fino a quando, negli ultimi dieci minuti, l’attaccante brasiliano Matheus realizzò una doppietta che mandò in estasi tutto il popolo bracarense. Quasi a vendicare l’impianto abbandonato dai londinesi ma che aveva determinato per sempre la storia dei portoghesi.

Una città a cavallo tra conservazione e rinnovamento, unita sotto il segno della sua squadra di calcio. Una squadra figlia legittima dell’essenza della sua città. «O círculo se fecha», direbbero i portoghesi. Il cerchio si chiude.

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Matteo Calautti
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Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, East Journal, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi, Il Calcio Portoghese e Dragoni d'Oriente, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure, al calcio lusitano ed al Leyton Orient.