Notabilis #3 del 2017

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La Restaurazione è compiuta: il (nuovo) calcio all’italiana domina nel mondo (Sandro Modeo)
Corriere della Sera, 10/01/2017
Illuminante saggio breve sotto forma di articolo sull’evoluzione del calcio dal punto di vista tattico. Una storia del calcio vista come ciclicamente rivoluzionata, circa una volta ogni vent’anni. In tutto ciò sembra che la nuova fase, che stiamo vivendo oggi, sia in realtà una restaurazione. Ecco spiegato perché, con sapiente dovizia di particolari.

Per capire il paesaggio attuale, (la Restaurazione in corso) basta scorrere in breve la dialettica tra i tre break e le tre reazioni, partendo dalla costante per cui ogni reazione non si imita a trovare le «contromisure», ma a volte assorbe, metabolizza o rielabora ingredienti del break.

Which London club really is the biggest? We crunch the numbers to see who comes out on top (Davis Dubas-Fisher)
The Mirror, 09/01/2017
Qual è la squadra londinese più prestigiosa? Il Daily Mirror ha provato a dare una risposta considerando numerosi parametri: trofei, spettatori, social followers, merchandising e visualizzazione di pagine su Wikipedia. Il risultato sarà sorprendente?

We all have an idea what it means. Chelsea are clearly a “bigger club” than Barnet, but are they bigger than Arsenal? To try and find out which is London’s biggest club we’ve had a look at some key metrics that should hopefully shed some light on the subject.

Internet può sopravvivere senza pubblicità? (Alessandro Sahebi)
Ideologorroico, 13/01/2017
Riflessione sul circolo vizioso che sta svolgendo il ruolo di protagonista nell’era del web marketing: come si può usufruire di un contenuto di qualità senza spendere un euro? Una soluzione, benché instabile, in realtà ci sarebbe ed è più consolidata in altri Paesi.

Le nuove generazioni si informano sul web, imparano a suonare uno strumento con i tutorial o vogliono godere di una canzone o di un film senza dover pagare: dobbiamo prenderne atto senza condannare. […] Mi permetto però una domanda scomoda: come può autosostenersi questo sistema? […] Ma come si mantiene dignitosamente chi produce contenuti web? La risposta naturale e sacrosanta degli addetti ai lavori in questi anni è stata all’unisono e con convinzione tendenzialmente solo una: infiliamo là dove c’è dello spazio della pubblicità.

Perché abbiamo sconfitto l’Ignoranza grazie ad Internet ma rischiamo di morire di Ignoranza grazie a Internet (Simone Tornabene)
Parole Ostili, 04/01/2017
Se la maggior parte della popolazione non fosse pronta ad usufruire della conoscenza massiva che internet permette al giorno d’oggi? Come è evoluto il concetto di “ignoranza” con il passare degli anni? Quanto questa tematica ha a che fare con l’intelligenza? Queste sono solo alcune delle domande che l’autore si è posto, proponendo risposte lucide e razionali.

L’ignorante del 1940 aveva deferenza verso il non-ignorante, una deferenza motivata spesso dalla percezione della propria ignoranza. L’ignorante del 2016 spesso non sa di ignorare, tutt’altro: eleva la propria opinione (spesso non-informata) a verità, dandole dignità di relazione con verità acquisite scientificamente.

Rise of the robots: Mady Delvaux on why their use should be regulated
Euro Parliament News, 12/01/2017
Interessante intervista a Mady Delvaux-Stehres, europarlamentare lussemburghese che forse più di ogni altro ha portato alla luce tematiche delicate circa il crescente avvento dei robot in ambito lavorativo. Dalla responsabilità in caso di infortunio al loro rapporto con gli essere umani passando per il loro utilizzo, non ancora opportunamente regolato.

We always have to remind people that robots are not human and will never be. Although they might appear to show empathy, they cannot feel it. We do not want robots like they have in Japan, which look like people. We proposed a charter setting out that robots should not make people emotionally dependent on them. You can be dependent on them for physical tasks, but you should never think that a robot loves you or feels your sadness.

La russofobia nel pensiero statunitense (Stefano Livi)
Eurasia, 24/09/2016
Minuziosa ricostruzione storica e sociologica dei fattori che hanno generato due tipologie di “paura” e timore verso la Russia: quella europea e quella americana.

Quando si parla di russofobia, è importante distinguere la russofobia europea da quella americana. La prima è caratterizzata da una forte connotazione culturale, mentre la seconda è contraddistinta da una matrice prettamente politica.

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Matteo Calautti
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Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, East Journal, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi, Il Calcio Portoghese e Dragoni d'Oriente, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure, al calcio lusitano ed al Leyton Orient.