Report UEFA 2015: Il calcio portoghese cresce timidamente, Benfica sommerso dai debiti

© Edited by MATTEO CALAUTTI
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Ad inizio anno la UEFA ha pubblicato il report The European Club Footballing Landscape, un documento di 130 pagine riguardante dati economici, finanziari, statistici e commerciali su squadre di club e campionati nazionali affiliati. Da questo studio emergono molti dati interessanti che mettono in luce sia come il movimento calcistico portoghese dimostri timidi segnali di miglioramento, sia come la situazione del Benfica sia pericolosa.

Il primo parametro interessante è la partecipazione dei tifosi allo stadio. Rispetto al 2014/15, il totale di tifosi che si è recato negli impianti per vedere la propria squadra è cresciuto del 7%, da circa 3,1 milioni a 3,3 milioni. Complessivamente, ogni partita di Primeira Liga ha portato allo stadio in media 10.803 spettatori, a differenza dei circa 10.101 della stagione 2014/15, con 214.727 spettatori live in più. Divenendo, così uno dei 13 campionati europei in grado di aumentare di almeno 100.000 persone tale parametro, tra l’altro con un trend simile a Spagna, Turchia e Russia. Spicca su tutti il risultato dello Sporting Lisbona, capace di portare in media 5 mila spettatori in più a partita rispetto alla stagione precedente.

Biggest increases in average club attendance © UEFA
Biggest increases in average club attendance © UEFA

Considerando invece i guadagni a medio termine, durante i sei anni tra il 2003 ed il 2009 è stato registrato un aumento medio dello 0,3% nei guadagni delle società portoghesi, ben inferiore rispetto al 2,1% degli anni tra il 2009 ed il 2015, con un aumento complessivo di circa 45 milioni di euro, comunque inferiori a movimenti calcistici come quello di Turchia (+274), Svizzera (+81), Belgio (+79) e Svezia (+67). Lo Sporting Lisbona è invece tredicesimo per guadagno netto con 24 milioni, al pari di Arsenal e Bayern Monaco. Tra le portoghesi segue il Porto al diciassettesimo posto con 20 milioni di guadagno netto.

Inoltre, il portoghese è il sesto campionato dal punto di vista dei beni economici delle società, per un totale di 1,225 miliardi di euro dietro a Inghilterra, Spagna, Italia, Germania e Francia. Il tutto con un tasso di crescita del 10%, pari a quello francese, tedesco ed inglese, superiore a quello spagnolo e italiano (+7%), ma infine inferiore per esempio a quello russo (+24%), olandese (+17%) e turco (+13%). Sempre dietro agli stessi Paesi, invece, il Portogallo dal punto di vista dei beni economici delle società derivanti dal valore delle loro rose. Sesto posto a quota 240 milioni complessivi, a ben 241 milioni dalla Francia quinta e 57 milioni sopra la Russia settima, penalizzata da un trend negativo del 34% rispetto all’anno precedente. Il trend del Portogallo è invece del +8%, nettamente superiore rispetto a quello della Francia quinta (-25%) e pari rispetto a quello dell’Italia seconda.

Passiamo adesso alla nota più dolente: il debito netto delle società. Sempre secondo tale report, il Benfica di Luís Filipe Vieira costituirebbe il secondo club più indebitato d’Europa consultando la voce “Top 20 clubs by net debt“, nel contesto di una classifica comandata dal Manchester United ed in cui non sono presenti altre squadre portoghesi. Un debito che consta di 336 milioni di euro, con una crescita year-on-year del 3%.

Top 20 clubs by net debt © UEFA
Top 20 clubs by net debt © UEFA

Un dato sorprendente, quello del Benfica, se si considera però la solida campagna acquisti realizzata dal Manchester United nell’estate 2015 sotto le direttive di Louis van Gaal, costata circa 146 milioni tra l’acquisto di Matteo Darmian dal Torino, Bastian Schweinsteiger dal Bayern Monaco, Memphis Depay dal PSV Eindhoven, Morgan Schneiderlin dal Southampton ed Anthony Martial dal Monaco. Il tutto a fronte di 101,5 milioni incassati, soprattutto per la cessione di Ángel Di María al PSG. E pensare che tra Henrix Mikhitarian, Eric Bailly e soprattutto Paul Pogba nell’estate 2016 i Red Devils abbiano raggiunto addirittura i 185 milioni spesi in sede di campagna acquisti.

Un debito-monstre ancor più sorprendente se si considera inoltre la politica societaria adottata in sede di calciomercato nelle ultime stagioni dalle Águias. Secondo i dati forniti dal portale tedesco Transfermarkt, considerando solamente le 25 cessioni più fruttuose a partire dalla stagione 2010/11, il Benfica avrebbe infatti incassato circa 425,5 milioni dalla vendita dei suoi prezzi pregiati. Comanda questa classifica individuale Axel Witsel allo Zenit San Pietroburgo per 40 milioni, seguito da Renato Sanches al Bayern Monaco per 35 milioni ed Ángel Di María al Real Madrid per 33 milioni. Un dato pazzesco se si pensa che nello stesso arco di tempo, sempre secondo il suddetto portale e considerando invece solo i 25 acquisti più esosi, la cifra risultate sarebbe di circa 160 milioni, con un conseguente bilancio attivo di circa 265,5 milioni. Non è escluso che il club lisbonense guardi con attenzione al mercato cinese al fine di piazzare qualche pedina importante per ridurre il debito. In settimana, per esempio, l’attaccante messicano Raúl Jiménez ha rifiutato un’offerta cinese decidendo di non lasciare il Portogallo, secondo quanto riportato dal quotidiano A Bola.

La situazione del club della capitale è precipitata nel 2014 quando la famiglia che gestiva il Banco Espírito Santo, istituto bancario portoghese, è stata travolta da uno scandalo che ha portato alla rifondazione sotto la nomea di Novo Banco, grazie ad un solido contributo economico statale. Questa situazione ha inficiato pesantemente le casse del Benfica, che potevano contare precedentemente su un contributo di sponsorizzazione trimestrale di circa 70 milioni, andato ovviamente in fumo. Una situazione economica per cui Luís Filipe Vieira ha dovuto trovare soluzione alternative, come per esempio la partecipazione nel 2015 all’International Champions Cup in Nord America che ha fruttato circa tre milioni di euro, come precisamente riportato da Luca Marotta su Tifoso Bilanciato. Infine, apparentemente nessun problema circa le partecipazioni alle coppe europee nonostante i vincoli imposti per il Fair Play finanziario.

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Matteo Calautti
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Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, East Journal, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi, Il Calcio Portoghese e Dragoni d'Oriente, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure, al calcio lusitano ed al Leyton Orient.