Coscienza di sé e chiarezza, il cocktail vincente per un’Europa migliore

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Pubblicato sul sito ufficiale di Eunews nel 2015 in occasione della partecipazione al concorso “L’Europa che vorrei”.

L’Europa che vorrei. Nessuna domanda risulta più pertinente in un periodo nel quale alcune tematiche “europee” stanno prendendo campo dal punto di vista mediatico, come per esempio quella della cosiddetta “emergenza immigrazione”. Come si può ottenere un’Europa migliore?

La questione ruota attorno ad una domanda: vuole l’Unione Europea essere una sorta di entità paragonabile agli Stati Uniti d’America o vuole essere solamente un’organizzazione volta alla realizzazione di piani comuni di vario genere? Da un certo punto di vista, l’unione monetaria (anche se non totale) farebbe per esempio propendere per la prima opzione. Tuttavia, quando più culture risultano inserite all’interno del “contenitore” di cultura nazionale? Sembrerà apparentemente banale, ma questo status sussiste nel momento in cui ogni sottocultura (vocabolo non implicante giudizio di valore) riconosce in maniera univoca la sua appartenenza alla cultura nazionale, così come la cultura nazionale deve riconoscere il suo “ramificarsi”. Può quindi esistere un’Unione Europea in grado di avvicinarsi quanto più possibile ad un’ideale Unione degli Stati Uniti d’Europa? La mia opinione è negativa, al momento. Infatti, nonostante sia difficile ottenere un termine di paragone biunivoco per valutare il valore assoluto delle differenze culturali all’interno di un territorio, risulta impossibile creare un’entità di questo tipo senza il senso di appartenenza necessario, come quello per la madrepatria instaurato nell’opinione comune americana durante i decenni, assente in Europa.

Quale può essere quindi una soluzione? Come può migliorare un progetto di questo tipo? Il primo passo è l’essere coscienti di se stessi. Per utilizzare una metafora sentimentale, «bisogna imparare a stare da soli prima di poter amare qualcuno». Allo stesso modo, ognuna delle culture nazionali facenti parte del contenitore europeo, ognuna con la sua rispettiva Weltanschauung, dovrebbe essere cosciente della sua diversità e quindi dell’attuale impossibilità di costituire d’emblée un’Unione degli Stati Uniti d’Europa. Esserne coscienti per poterla interiorizzare. Quindi l’Unione Europea si trova di fronte ad un aut aut: rappresentare il tavolo per importanti trattative ed accordi internazionali oppure provare a creare questa coscienza collettiva di appartenenza? Sicuramente la seconda delle due opzioni implicherebbe maggiore dispendio di risorse, ma con altrettanta sicurezza si può affermare che la prima non costituisca una scelta riduttiva. Sono due possibilità entrambe razionali e comprensibili, ma esclusive. Si tratta solo di fare una scelta chiara, e di portarla avanti con coerenza.

Infatti, se pensare all’Unione Europea semplicemente come ad un tavolo di trattative ed accordi internazionali non comporta una grandissima fatica intellettuale (nonostante questo ruolo, in caso, non sia affatto banale), allo stesso modo anche la seconda opzione può essere considerata percorribile. L’Europa ha inventato la democrazia, ha fondato la scienza, ha creato una letteratura variegata ed è stata la culla del sapere per secoli. I presupposti ci sarebbero, ma il progetto culturale dovrebbe essere serio ed accettato da tutti i popoli in questione. In maniera chiara. In quanto, come si è visto negli anni, senza chiarezza non si va da nessuna parte.

Coscienza di sé e chiarezza. Questo sarebbe il cocktail vincente per un Europa migliore.

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Matteo Calautti
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Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, East Journal, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi, Il Calcio Portoghese e Dragoni d'Oriente, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure, al calcio lusitano ed al Leyton Orient.