Relazione #2 sul corso accademico integrativo “Il Medio Oriente dal 1948 ad oggi: Stato, società e relazioni internazionali”

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Relazione relativa al corso accademico integrativo “Il Medio Oriente dal 1948 ad oggi: Stato, società e relazioni internazionali”, svoltosi presso l’Università degli Studi di Genova tra l’aprile ed il maggio del 2015.

Commento sull’articolo “L’Islam politico in Tunisia: l’evoluzione istituzionalista di al-Nahda“.

Per quanto riguarda la nascita di movimenti e partiti in grado di incarnare un’ideologia di islam di governo in contrapposizione a quella di islam radicale presente in tutti i Paesi mediorientali, quello che potrebbe costituire come modello nei prossimi anni è al-Nahda di Rashid Ghannushi, italianizzato come Partito della Rinascita.

Durante le elezioni per la formazione dell’Assemblea Costituente tenutasi nel 2011 la maggioranza del Paese (37% circa dei consensi) si è dimostrata a favore di al-Nahda, consegnando al partito 89 seggi su 217 disponibili. Il Partito della Rinascita si è sempre presentato come un partito anti-sistema e per questa ragione ha subito la netta repressione da parte del regime del generale Zine El Abidine Ben Ali, con annesso esilio del leader Ghannushi a Londra. Molti studiosi sostengono che non tutto il 37% dei consensi sia stato ottenuto in maniera conscia e convinta, ma che una buona fetta dei suoi elettori abbia rappresentato una sorta di “voto di protesta”.

Quali fattori hanno portato il partito alla vittoria? Dal punto di vista comunicativo, il partito non ha puntato sui social network che tanto avevano influito nella Primavera Araba, bensì su comizi e incontri in piazza per dare l’idea di essere vicini alla gente e per conquistare voti anche nelle periferie. Basta pensare che Ghannushi, tre mesi prima delle elezioni, aveva già fatto dimostrato una forte presenza locale del suo partito visitando 22 province su 24 in tutta la Tunisia. Inoltre, il fatto di esser stati repressi e cancellati dalla vita politica durante il regime, ha fatto sì che potessero presentarsi effettivamente come l’unico partito i grado di incarnare una vera rottura con il passato, rappresentato dal regime di Ben Ali.

Partendo da posizioni anti-occidentali e anti-sistema, per poter partecipare attivamente ad un eventuale vita di governo ha saputo mutare il suo atteggiamento ed “ambientarsi” nelle istituzioni. Non solo. Nonostante la presenza di alcune individualità più radicali al suo interno, permessa in quanto vi è la presenza di una corrente più moderata ed una corrente più radicale, il partito ha saputo porsi come mediatore e collocarsi al meglio anche nell’ambito di dibattiti dialettici con le forze politiche più secolari, come quelle di sinistra. Ad esse, in un’ottica di pluralismo tanto importante quanto rara, sono stati lasciati i posti chiave in ambito economico nel governo provvisorio. La disoccupazione in Tunisia è altissima e forse costituisce la tematica più urgente da risolvere, ragion per cui l’accordo su quei ministeri assume un’importanza rilevante.

Quale la possibile critica? Manca ancora la prova del governo, ovvero la prova che potrebbe rappresentare il vero crocevia di questo partito. Inoltre, alcuni criticano il fatto che i mutamenti partitici siano dipesi soprattutto da dichiarazioni più che da azioni concrete “sul campo”. Solo il futuro ed un eventuale loro governo potrà confermarci o meno la bontà di questo progetto politico, per molti aspetti ultimo nel suo genere.

Sarebbe molto interessante un seminario concentrato sui partiti che potrebbe seguire la scia di al-Nahda nei loro rispettivi Paesi, con annessi punti comuni e differenze. È stato inoltre molto affascinante poter comprendere la contrapposizione tra la forza dei social network nella fase di rottura nel regime con la loro debolezza in sede di campagna elettorale. Quasi come se prima la gente avesse bisogno di comunicare per resistere e reagire, per poi aver invece bisogno di esser rassicurata di persona e non in maniera informatica e “fredda”.

Inoltre, spero mi si perdoni, ma sotto alcuni aspetti molto circostanziati riecheggiavano nella mia testa alcuni aspetti di tre partiti di rottura europei, come il MoVimento Cinque Stelle, Podemos e lo United Kingdom Independence Party. Tre partiti diversi tra loro, come ovviamente sono assolutamente diversi i contesti culturali nei quali sono emersi rispetto al Medio Oriente. Tuttavia si potrebbe fare un paragone circa il loro modo di emergere nel sistema vigente. Infatti, tutti e tre, come al-Nahda, si sono posti inizialmente come partito di rottura rispetto al sistema politico tradizionale. In ciò, forse, il più prorompente è stato il M5S in Italia ma con una conseguenza evidente: questo porsi diversi rispetto a partiti che hanno dimostrato quantomeno la loro inadeguatezza, lo limita molto nel tema del dialogo con le altre forze politiche fino a portarli ad accettare quasi esclusivamente voti ″nel merito″ a posteriori. Per quanto il programma politico sia simile, Podemos ha invece dimostrato una maggiore apertura verso le altre forze in campo, per esempio trionfando recentemente a Barcellona con la lista civica Barcelona en Comú da loro appoggiata. Molto diverso, invece, il programma politico dello UKIP. Il partito inglese guidato dal leader Nigel Farage, molto abile mediaticamente (giudizi di valore a parte) a mediare agli scivoloni quantomeno populisti (nel senso negativo del termine) suoi e di alcuni suoi uomini, ha continuato a porsi come partito di rottura senza aperture, finendo con l’essere “svuotato” elettoralmente dal partito indipendentista Scottish National Party. Paragoni forse azzardati, ma pertinenti dal punto di vista dei suddetti ambiti di validità.

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Matteo Calautti
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Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, East Journal, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi, Il Calcio Portoghese e Dragoni d'Oriente, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure, al calcio lusitano ed al Leyton Orient.