«Cambiare non deve significare involvere», ecco perché voterò Crivello al ballottaggio

© Edited by MATTEO CALAUTTI
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Non starò qui a sostenere l’insostenibile. Nutro grandissimo rispetto per alcune persone che hanno deciso di candidarsi, sia in comune sia in municipio, nelle liste civiche Crivello Sindaco e Vince Genova, così come nelle varie liste e partiti che hanno sostenuto i due candidati. Detto ciò, nessuna delle due liste avrebbe il mio voto in linea teorica. Nessuna.

Sono anche dell’idea, tuttavia, che in situazioni come questa non si possa optare per l’astensione o l’annullamento della scheda. Si decidono cinque anni di politica cittadina. Si decide il futuro prossimo di Genova. Questo dovrebbe essere un ottimo motivo, quindi, per presentarsi ai seggi elettorali ed esprimere la propria idea, anche semplicemente «turandosi il naso», come sosteneva il grande Indro Montanelli. Anche se in direzione opposta.

Di motivi per non votare Gianni Crivello ce ne sarebbero numerosi. Uomo sicuramente rispettabile a cui però non può che risultare difficile proporsi come il “nuovo” dopo 24 anni di governi di questo colore, ovvero dall’insediamento di Adriano Sansa nel 1993. Specie non essendo nuovo ad incarichi amministrativi ed avendo fatto parte dell’uscente giunta di Marco Doria, con il ruolo di assessore ai lavori pubblici e manutenzioni, protezione civile, rapporti con i municipi. Uomo scelto come compromesso per accontentare da un lato il Partito Democratico di Matteo Renzi e dall’altro gli ex democratici del Movimento Democratico e Progressista, presenti in maniera più convinta nella campagna elettorale. E questi sono solo alcuni motivi.

Quindi cosa fare? Dall’altra parte abbiamo Marco Bucci, un manager di grandissimo spessore e volto “nuovo” dell’ecosistema politico genovese. Un uomo rispettabile, almeno quando non afferma di poter creare «30 mila posti di lavoro», ovvero uno ogni 19 abitanti. In una città che nel 2016 ha fatto registrare 3 mila occupati in meno rispetto al 2015 in accordo con i dati ISTAT. Perché non votarlo? Motivi ce ne sono altrettanti, più seri.

Il Porto di Genova ha conferito una proprietà genetica ai genovesi: l’apertura verso il mondo. Una natura storica, quella degli zeneizi, che viene seriamente messa in discussione dalla coalizione che sostiene Bucci. Quale il motivo? «Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei», direbbero alcuni. Non io. Ritengo infatti che un Bucci candidato con una vera lista civica (e non semplicemente di facciata come Vince Genova) sarebbe stato largamente credibile e forse anche votabile. Ma non è questo il caso.

Volete il cambiamento? Bucci da solo avrebbe potuto rappresentare il cambiamento, la sua coalizione assolutamente no. Essa è sostenuta da Forza Italia e Lega Nord, in primis rispettivamente da Giovanni Toti e Matteo Salvini. Genova, città aperta, non ha nel suo DNA una maggioranza in Consiglio Comunale composta membri di un partito il cui segretario a Recco parlava di «pulizia di massa quartiere per quartiere», come riportato da Il Giornale. Non ha nel suo DNA una maggioranza a trazione leghista, che si avrebbe in funzione del 12% ottenuto dal Carroccio nel primo turno delle Comunali.

È un giudizio politico il mio? Assolutamente no. Non sto dicendo che a Genova non ci sia spazio per il Centrodestra, anzi. Sarebbe profondamente sbagliato. A Genova, come del resto in Italia, DEVE esserci spazio per un Centrodestra serio, aperto verso il mondo, liberale e con cui si possa alimentare un dibattito ideologicamente proficuo. Uno schieramento come poteva essere quello di Enrico Musso durante le Regionali del 2015, inseritosi però nella Coalizione di Centrodestra in questa tornata di Comunali. Un vero Centrosinistra (e anche qui si potrebbe discutere) che dialoghi con un vero Centrodestra insieme allo “spauracchio” MoVimento 5 Stelle, postideologico per definizione.

È vero, bisogna parlare seriamente di cosa significhi integrazione. Bisogna ascoltare il malessere della gente, bisogna intervenire dove è necessario in materia di sicurezza e legalità. Instauriamo un dibattito serio, troviamo delle soluzioni. Ma parliamone, non nascondiamoci dietro ad una «ruspa». Bisogna ricordare che veder sorridere Matteo Salvini lunedì significherebbe veder sorridere chi nel 2016 ritwittava un tweet con scritto «giudici comunisti di merda spariamo a loro prima».

© MATTEO SALVINI
© MATTEO SALVINI

Veder sorridere Matteo Rixi della Lega Nord, come riportava Genova 24, significherebbe veder sorridere chi, a proposito degli sviluppi dell’inchiesta sull’alluvione del 2011, un anno dopo affermava:

Sembra di essere a Reggio Calabria, più che in una città del Nord Italia, se fossi il sindaco di Genova, o di un’altra amministrazione, mi vergognerei.

Veder sorridere Giovanni Toti significherebbe veder sorridere chi ha risposto pacatamente su Facebook che «purtroppo la regione non può far nulla in questo campo» ad un fan che gli chiedeva «quando li rimpatriamo quelle bestie straniere». Ripeto, «Quelle bestie straniere».

© GIOVANNI TOTI
© GIOVANNI TOTI

Giustificandosi così il giorno dopo, durante un’intervista di Ferruccio Sansa su Il Fatto Quotidiano:

Io intendevo stranieri, non necessariamente immigrati. Io pensavo a quegli stranieri che arrivano e non si conformano alla nostra cultura giudaico-cristiana.

Significherebbe vedere sorridere un partito, la Lega Nord, che non ha battuto ciglio quando per esempio, come ricostruito da Il Mattino di Padova, nel 2007 veniva portato provocatoriamente un maiale in una zona in cui in cui era destinato il trasferimento di una moschea.

Condivido nella maniera più assoluta il pensiero di chi sostiene di essere stufo di 24 anni di governo monocolore, non in grado di intercettare ed interpretare il cambiamento. Anche io vorrei cambiare, vorrei uno strappo netto con il passato. Ma non possiamo permetterci che il cambiamento comporti un’involuzione. Volete veramente il cambiamento? Facciamo network, cerchiamo di esserne noi il vero motore. Facciamo proposte nuove, di ogni colore politico. Aggrediamo questo 52% di astensione con programmi veri, con idee lungimiranti. Facciamo sentire la nostra voce, aggreghiamoci.

Facciamo tutto ciò, non accontentiamoci di cambiare tanto per farlo perché la volontà di cambiamento ha senso solo se c’è un miglioramento, indipendentemente dalla sua cromatura ideologica. Altrimenti è giusto rinviarlo a quando saremo pronti.

Queste sono le ragioni per cui domenica voterò Gianni Crivello al ballottaggio. Sì, assolutamente per esclusione, ma comunque in maniera convinta.

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Matteo Calautti
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Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, East Journal, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi, Il Calcio Portoghese e Dragoni d'Oriente, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure, al calcio lusitano ed al Leyton Orient.