Cristiano Ronaldo e Real Madrid, cronistoria di una crisi improvvisa e forse irreversibile

© Edited by MATTEO CALAUTTI
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È di ieri la notizia secondo cui Cristiano Ronaldo avrebbe deciso di abbandonare il Real Madrid a causa della vicenda legata all’accusa di evasione al Fisco spagnolo da parte della Procura di Madrid. Una decisione che ha sorpreso l’universo del pallone, con un susseguirsi continuo di voci. Vediamo di ricostruire la vicenda.

Giusto lunedì si festeggiava l’anniversario della sua prima rete con la maglia della nazionale portoghese. Correva l’estate del 2004 quando la giovane ala lusitana, voluta fortemente da sir Alex Ferguson al Manchester United, bucava Antōnīs Nikopolidīs all’ultimo minuto della sfida persa con la Grecia. Da quella sfida sono passati tredici anni e qualche giorno. Qualche giorno la cui lunghezza sembra dilatarsi in queste ore.

Tutto comincia settimana scorsa, di mercoledì, quando il quotidiano portoghese A Bola lancia la notizia secondo cui sarebbe arrivata nella sede del Real Madrid una proposta da 180 milioni di euro per portarlo via dalle Merengues, con cui è legato per contratto fino al 2021. Pressato dalla stampa, a due giorni dalla sfida delle Qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018 allo Skonto Stadium contro la Lettonia, l’asso portoghese secondo A Bola si sarebbe lasciato andare ad un «nada é impossível», ovvero «niente è impossibile», tra il serio e l’ironico.

Passa una settimana ed arriva la doccia gelata. Secondo la Procura Spagnola l’asso portoghese «avrebbe evaso 14,7 milioni fra il 2011 e il 2014 attraverso una struttura societaria con basi in Irlanda e nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche», come riporta l’agenzia di stampa ANSA. «Un’ingiustizia», ha tuonato Antonio Lobo Xavier, avvocato di CR7, riportando le parole del suo assistito. Un metodo, quello indicato dal Fisco spagnolo, che sarebbe stato lo stesso utilizzato per gestire i suoi diritti d’immagine ai temi dei Red Devils, sempre secondo Lobo.

Anche GestiFute, società portoghese di Jorge Mendes che ovviamente cura anche gli interessi di Cristiano Ronaldo, è entrata in soccorso del fuoriclasse diffondendo un comunicato in cui si afferma che «non c’è nessuna struttura off shore creata per evadere le tasse», posizione che sarebbe provata dal fatto che «Ronaldo ha mantenuto in Spagna lo stesso sistema finanziario che aveva in Inghilterra dove non ci fu mai nessun problema». Questa la sintesi di ANSA circa il castello difensivo della società:

L’agenzia ha emesso una lunga nota in cui prende le difese del giocatore accusato ieri dalla Procura della capitale spagnola di aver evaso imposte per quasi 15 milioni di euro tra il 2011 e il 2014. GestiFute costruisce la sua tesi difensiva fornendo dettagli quali le somme dichiarate da Ronaldo sin dagli anni in cui giocava nel Manchester United, dal 2003 al 2009, e dove, nel 2004, creò la società Tollin. […] Con il passaggio al Real Madrid nel 2009, prosegue l’agenzia, Ronaldo non cambiò sistema finanziario se non per apportare i correttivi richiesti dalle normative spagnole. Viene poi spiegato per quale motivo l’aspetto della vendita dei diritti d’immagine non dovrebbe essere un punto d’accusa come formulato dalla Procura madrilena, ossia perché, secondo la tesi difensiva, quegli introiti sarebbero riferibili soltanto al Fisco britannico e non a quello spagnolo; non si sarebbe in presenza, in altre parole, di nessun occultamento di redditi.

Dopo poche ore il Real Madrid pubblica un comunicato per mezzo del suo sito ufficiale in cui prende le difese del suo fuoriclasse:

Il Real Madrid intende mostrare la sua completa fiducia verso il nostro giocatore, Cristiano Ronaldo, che sappiamo che ha agito in pieno rispetto della legalità per quanto riguarda l’adempimento dei suoi obblighi fiscali. Cristiano Ronaldo ha sempre mostrato, sin dal suo arrivo al Real Madrid, nel luglio 2009, una chiara volontà di adempiere ai suoi obblighi tributari. Il Real Madrid è assolutamente convinto che il nostro giocatore, Cristiano Ronaldo, dimostrerà la sua totale innocenza in questo processo. Il Real Madrid spera che la giustizia agisca più velocemente possibile affinché possa essere dimostrata quanto prima la sua innocenza.

Vicenda chiusa? Proprio per niente. Primi segnali di insofferenza di Ronaldo che arrivano dalla didascalia di una foto pubblicata sul suo account Instagram ufficiale: «Sometimes the best answer it’s to be quiet», ovvero «A volte la miglior risposta è rimanere in silenzio».

Sometimes the best answer it’s to be quiet 🇵🇹

Un post condiviso da Cristiano Ronaldo (@cristiano) in data:

Poi, nella giornata di ieri, la vera bomba scatenata da uno scoop di A Bola, secondo cui Cristiano Ronaldo avrebbe messo al corrente la presidenza madridista della sua volontà di andare via dalla Spagna, in quanto sentitosi «vítima de perseguição», ovvero «vittima di una persecuzione».

Ma non è tutto: con il passare delle ore si sono intensificati i rumours. Secondo Marca, giornale spagnolo vicino alle vicende dei Blancos, durante gli allenamenti della selezione portoghese in Russia per preparare il debutto alla Confederations Cup, il madeirense si sarebbe lasciato andare con i compagni:

Me voy del Madrid, lo tengo decidido. No hay marcha atrás.

«Me ne vado dal Madrid» quindi, «non si torna indietro». Un’intenzione che sarebbe stata confermata dal suo procuratore Jorge Mendes agli spagnoli di Radio COPE, ripresa dal quotidiano portoghese O Globo, in cui si afferma che «o jogador está insatisfeito com sua situação na Espanha e que poderia optar por uma mudança de ares», ovvero che «il giocatore è scontento per la sua situazione in Spagna e che potrebbe decidere di cambiare aria». Nel frattempo il sito PortuGoal, dedicato al calcio portoghese, rilanciava attraverso un tweet anche la voce secondo cui «il Real Madrid avrebbe chiesto alla stampa di non riferirsi a Ronaldo come “giocatore del Real Madrid” ma come “giocatore portoghese”». Una voce, tuttavia, tutta da verificare.

Raggiunto da Radio Marca, Nuno Luz, giornalista televisivo portoghese e uno dei massimi esperti e conoscitori di Cristiano Ronaldo, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni, per nulla confortanti per il popolo blanco:

El Madrid tiene algo que decir sobre este tema. Cristiano está cabreado con este tema porque no es un tema personal sino del club. Le gusta España, vive en una ciudad perfecta como Madrid, tiene una novia española, pero en este momento no se siente arropado.

Un intervento traducibile dallo spagnolo nel seguente modo:

Il Madrid ha qualcosa da dire su questo tema. È incazzato per questo perché non è un problema personale ma del club. Gli piace la Spagna, vive in una città perfetta come Madrid, ha una compagna spagnola, ma al momeento, e non lo dirà, Ronaldo non si sente protetto dal Madrid.

Il web si è scatenato con questa notizia. La reazione più esilarante è stata quella del Bolton, società inglese di League One. Interrogata ironicamente su Twitter da un tifoso sull’arrivo di Ronaldo alla corte dei Trotters, la società ha così risposto con un tweet: «We can confirm we won’t be holding talks with Cristiano Ronaldo», ovvero «Confermiamo che non avremo colloqui con Cristiano Ronaldo».

Sogna ad occhi aperti Bleacher Report, testata sportiva americana con un tweetche ha rilanciato la possibilità di riveder indossare la celebre shirt numero sette da Cristiano Ronaldo al Manchester United, quasi come a chiudere un metaforico cerchio. Un Pallone d’Oro, una Champions League e tre Premier League sono solo alcuni dei trofei che il madeirense può vantare nella sua esperienza inglese.

Un bottino-monstre di 406 goal in 394 partite con la camiseta blanca. Tre Champions League in otto stagioni, in una società che soffriva da tempo immemore la maldición de la décima. Tre Palloni d’Oro conquistati, con il quinto in arrivo dopo la finale di Cardiff contro la Juventus, in cui ha realizzato una doppietta. Un collettivo, quello delle Merengues, che al momento in Europa non sembra avere eguali. Difficile che Florentino Pérez si lasci scappare quello che attualmente rappresenta il miglior giocatore al mondo. Anche se, stando così le cose, la situazione sembra esser precipitata forse irrimediabilmente.

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Matteo Calautti
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Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, East Journal, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi, Il Calcio Portoghese e Dragoni d'Oriente, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure, al calcio lusitano ed al Leyton Orient.