ESCLUSIVA CG – Ferrer: «Il Barcellona copiò una coreografia della Nord. Il Genoa? Amore a prima vista» (Parte 3/3)

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Pubblicato in data 09/01/2015 su Canale Genoa, canale appartenente al network della testata sportiva Fantagazzetta dedicato al Genoa Cricket and Football Club.

Quattro giorni fa è stata pubblicata la presentazione dell’intervista a Marc Ferrer, leader dei Grifoni Barcelona. È stata suddivisa in tre parti. Due giorni fa è stata pubblicata la prima parte, ieri la seconda e la seguente ne costituisce la terza ed ultima. Buona lettura!

Vorresti aggiungere qualcos’altro a questa intervista?

Mi ripeto, il problema è che Preziosi dovrebbe ambire a creare una grande squadra, non un business. Devo ammettere che non seguo il Genoa giorno per giorno. Alcuni miei amici lo definiscono un cattivo presidente, altri come un gran presidente. Qui la gestione della società è differente, sai?

Spiegami la differenza.

Il Barcellona è posseduto dai soci, ovvero gente che ogni anno paga la relativa quota e che ogni quattro anni vota il presidente.

Quanto costa una quota del Barcellona?

Circa 180 €, ai quali corrisponde un voto. Inoltre si può prendere l’abbonamento. Il mio per esempio, uno dei più economici, costa circa 170 € e mi permette di andare alle partite della Liga Spagnola, della Copa del Rey e della Champions League. Il Barcellona è una squadra economica se paragonata con molti altri club europei e se si considera anche la posizione della squadra. In Spagna, tra i club di proprietà dei soci ci sono Barcellona, Real Madrid e credo Athletic Bilbao.

Quando si deve comprare un giocatore, chi decide? Hanno voce in capitolo i soci?

Decidono presidente, allenatore e direttore sportivo. Se però non ti piace l’operato del presidente si può fare una mozione di censura, raccogliendo delle firme. Nello Statuto del Barcellona c’è questa possibilità. Con una determinata quantità di firme raccolte vengono indette obbligatoriamente nuove elezioni. Per esempio, quando il Barcellona voleva rimodernizzare lo stadio c’erano due proposte: rasare al suolo lo stadio per costruirne uno nuovo oppure ristrutturarlo. Il presidente ha indetto un referendum ed i soci hanno votato a maggioranza per la restaurazione. Anche se per me sarebbe stato meglio un nuovo stadio. Perché è molto vecchio.

Quanti abbonati ha il Barcellona?

Il Barcellona ha allo stadio 90.000 spettatori. Gli abbonamenti possibili sono 80.000 al massimo ed i soci sono in tutto circa 150.000, quindi ci sono molto soci senza abbonamento. C’è una lista di attesa di cinque anni per avere l’abbonamento. Tuttavia c’è un problema. Degli 80.000 abbonati, se allo stadio ne vanno solo 30.000 l’impianto è vuoto. Una novità del Barcellona di due o tre anni fa si chiama “abbonamento libero”: se tu oggi non vai allo stadio, via internet il tuo abbonamento può essere venduto esclusivamente per quel match. È una maniera per riempire lo stadio. Inoltre, l’età media dei soci è di 40/50 anni. Non sono quindi tifosi giovani, ma tifosi che si sentono come a teatro. I tifosi del Barcellona non tifano.

Come giudichi le tifoserie italiane?

Io amo il calcio italiano e la tifoseria italiana. È una tifoseria più calda e animosa. Ci sono bandiere e si canta molto. In Spagna solo gli ultrà cantano, ovvero una parte piccola dello stadio. La coreografia a mosaico con i cartellini colorati del Barcellona sono stati copiati dal Genoa. La prima volta che il mio gruppo, Penya Almogàvers, ha fatto una coreografia tra il 1991 ed il 1992 ha copiato un’idea del Genoa. Ci eravamo detti: «Questa è una bella maniera di tifare». Così l’abbiamo importata a Barcellona. Il nostro gruppo fu il primo gruppo di Spagna a fare una coreografia di quel tipo. Attualmente la coreografia è di proprietà del Barcellona, in quanto coinvolge una ditta per farla. Quindi la società la finanzia. Attualmente il nostro gruppo fa la coreografia: entriamo cinque o sei ore prima della gara e mettiamo i cartellini rossi e blu nei seggiolini. Questo tipo di coreografia è rimasta soprattutto nella tifoseria del Barcellona.

E le altre squadre?

Per esempio, l’Atletico Madrid organizza la coreografia. Ma, attualmente, è vietato per gli incidenti con i tifosi del Deportivo La Coruña.

A quale tifoseria spagnola paragoneresti la tifoseria del Genoa?

Il Camp Nou è uno stadio morto. Paragonerei lo Stadio Luigi Ferraris quando gioca il Genoa allo stadio di Siviglia e Atletico Madrid, perché è molto caldo, si sventolano bandiere e si canta tutta la partita. Altre tifoserie molto calde sono quelle di Athletic Bilbao, Betis Siviglia e Rayo Vallecano, ovvero la squadra di Vallecas, un quartiere di Madrid. Il tifoso medio del Barcellona, invece, è morto. È “vecchio”.

In Spagna, è più facile trovare tifoserie come quelle del Barcellona o come quelle di Siviglia e Atletico?

Normalmente i club più importanti sono come il Barcellona. I suoi tifosi sono abituati a vincere. I giocatori del Barcellona anche. Per esempio, Xavi Hernández. Xavi ha vinto il Mondiale con la Spagna e l’Europeo. Ha vinto in un anno sei trofei: Liga Spagnola, Copa del Rey, Supercoppa Spagnola, Champions League, Supercoppa Europea e Mondiale per Club. Messi no per esempio.

Cosa vorresti dire?

Io credo che uno o due anni e Messi vada via. Nella storia del Barcellona, tutti i suoi più grandi giocatori non hanno mai finito il contratto. Per esempio Ronaldinho, Ronaldo, Maradona, Rivaldo e Figo.

Come’è stato vissuto il cambio di casacca di Figo?

I tifosi gli lanciarono una testa di porco in campo. C’era gente con lo striscione con su scritto: «Figo Giuda». Figo era il capitano del Barcellona. Ed il capitano del Barcellona non dovrebbe mai andare al Real Madrid. È alto tradimento.

Da una parte hai El Clásico e dall’altra hai il derby di Genova. Quali sono gli aspetti comuni e quali sono le differenze per quanto riguarda l’atmosfera?

Sono molto simili. In quei giorni la tifoseria del Barcellona tifa molto. È l’unica partita dell’anno in cui tifa per tutti i novanta minuti. Quando gioca il Barcellona allo stadio ci sono solo i tifosi del Barcellona. Non c’è la tradizione della trasferta come in Italia.

Per motivi di ordine pubblico, cultura o economici?

Soprattutto per motivi di prezzo, perché sono care. Quando gioca il Barcellona il prezzo dei biglietti diventa molto caro. Per esempio, se il Siviglia gioca contro il Rayo Vallecano, il settore ospiti riservato al Rayo costa 30/40 € circa. Se il Siviglia gioca contro il Barcellona, un biglietto per il settore ospiti può costare 70/80/90 € circa.

Come vorresti chiudere quest’intervista?

Noi siamo molto contenti quando viaggiamo a Genova perché la sua gente ed i tifosi del Genoa sono molto ospitali. Quando noi viaggiamo a Genova la domanda numero uno qua è: «Perché sei del Genoa se tifi Barcellona?». La gente non capisce questa simpatia per il Genoa. Noi siamo del Genoa per un amore a prima vista. Guarda le foto della Gradinata Nord! È spettacolare. Quando sono arrivato mi sono innamorato. Lo stadio del Barça è morto. Poi spesso allo stadio, visti i colori in comune, c’è gente con sciarpa e cappello del Barcellona. La gente ama anche il Barcellona. Quando una squadra italiana gioca al Camp Nou contro il Barcellona noi esponiamo sempre lo striscione dei Grifoni Barcelona. In occasione della partita contro il Milan i milanisti si sono arrabbiati (ride n.d.r.).

Domani verrà pubblicata una photogallery sui Grifoni BarcelonaStay tuned!

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Matteo Calautti
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Libero professionista nell'ambito della comunicazione, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Fondatore di Liguria a Spicchi, portale dedicato alla pallacanestro ligure, nonché responsabile della comunicazione del Comitato Regionale Ligure di Basket. Ricopre il ruolo di social media manager, addetto stampa e content creator di società sportive e attività commerciali. È autore e conduttore di Liguria a Spicchi TV e lavora per Dilettantissimo, trasmissioni televisive rispettivamente di pallacanestro e calcio, entrambe su Telenord. Ha collaborato con varie testate tra le quali Londra Italia, East Journal e Io Gioco Pulito. Trainer nazionale del CISV, associazione globale di volontariato di cui è follemente innamorato. Arbitro di calcio, allenamento alternativo per leadership e decision making.