ESCLUSIVA CG – Ferrer: «Perotti? Dicono che sia “loco”. Luis Enrique? Una sorpresa» (Parte 1/3)

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Pubblicato in data 07/01/2015 su Canale Genoa, canale appartenente al network della testata sportiva Fantagazzetta dedicato al Genoa Cricket and Football Club.

Due giorni fa è stata pubblicata la presentazione dell’intervista a Marc Ferrer, leader dei Grifoni Barcelona. È stata suddivisa in tre parti. Quella di oggi ne costituisce la prima. Buona lettura!

Come è nato il Genoa Club Grifoni Barcelona?

Il club nasce prima come una sezione della Fossa dei Grifoni, tra il 1992 ed il 1993. Io faccio parte di un gruppo di tifosi del Barcellona. Il Barcellona sconfigge la Sampdoria nel 1992 (in Coppa dei Campioni, n.d.r.) e nel 1988 nella Recopa (ovvero la Coppa delle Coppe in lingua spagnola, n.d.r.). Un mio amico della Penya Nuova conosce René
Moroni, uno dei leader della Fossa dei Grifoni, e così comincia una bella amicizia. A Genova al mio amico dicevano: «Grazie per aver battuto la Sampdoria». Poi anche i colori erano simili. Così il mio amico ha iniziato a invitare dei genoani allo stadio a vedere delle partite. René è anche venuto a Barcellona. Nel 1993 la Fossa dei Grifoni si scioglie e allora noi andiamo a Genova. Quando il Genoa è sceso in Serie B noi non siamo venuti. Il gruppo riprende vita tra il 2004 ed il 2005, quando il Genoa ha iniziato la risalita. Il nostro nome è Grifoni Barcelona.

Com’è il vostro rapporto con la Penya Genoana, ovvero l’altro gruppo di supporters rossoblù?

Molto buono. È stata una casualità. Quando sono nati i Grifoni Barcelona è stata fondata anche la Penya Genoana. Il termine “penya” significa “gruppo” in catalano. Infatti tutto il gruppo di tifosi del Barcellona si chiama Penya Barcelonista. A Genova c’è una Penya Barcelonista, ma il capo è sampdoriano. Noi abbiamo chiesto il riconoscimento ufficiale perché vogliamo essere un gruppo genoano.

Come seguite il Genoa?

Televisione, internet e Twitter, per esempio. Ogni tanto ci ritroviamo in casa di qualcuno per vedere la partita in televisione.

Come vedi questa stagione del Genoa?

All’inizio molto bene. Io credo che il Genoa si possa mantenere nelle posizioni attuali. Perotti all’inizio, per molti, era un po’ un oggetto misterioso.

Vista la sua esperienza al Siviglia, com’era la sua immagine qui in Spagna?

Io non lo ricordo molto nel Siviglia. Alcune persone dicono che sia “loco”, ovvero “matto” (ride, n.d.r.).

Qual è il rapporto tra la squadra del Barcellona e l’identità catalana?

Il Barcellona è rappresentato dall’espressione “Més que un club”, ovvero “Più che un club”. Perché? Perché il Barcellona è il club della Catalogna. Se tu guardi il Barcellona allo stadio, cerca una bandiera della Spagna. Non ne trovi. Qual è il derby di Barcellona? Come si chiama l’altra squadra della città? Espanyol. L’Espanyol è
fondato per militari spagnoli che vivevano in Catalogna. Il presidente del Barcellona che è morto nell’anno 1936, durante la Guerra Civile, è morto perché Franco lo fece fucilare. Questo derby ha una connotazione politica, in quanto i tifosi dell’Espanyol vanno allo stadio con la bandiera della Spagna, mentre i tifosi del Barcellona vanno con la bandiera indipendentista catalana.

Come si è comportata la società Barcellona quando c’è stato il referendum (a solo scopo indicativo) per l’indipendenza della Catalogna?

Bartomeu, l’attuale presidente, è un po’ ambiguo. Il precedente, Laporta, è molto indipendentista. Oggi è un politico nel comune di Barcellona nel partito indipendentista.

Com’è la situazione di ordine pubblico negli stadi spagnoli?

Anche qua c’è molta violenza, ma non fa notizia. È una violenza sotterrata. Le famiglie coi bambini possono andare tranquille allo stadio, ma alcune partite sono più pericolose. Per esempio il derby tra Siviglia e Betis Siviglia, quello tra Real Madrid ed Atletico Madrid, oppure anche le partite tra lo stesso Atletico Madrid ed alcune squadre dei Paesi Baschi. Ai tifosi del Barcellona è stata vietata la trasferta in casa dell’Espanyol quando si disputa il derby, per esempio. Perché quattro o cinque anni fa, quando l’Espanyol giocava nell’altro stadio (Estadio Olímpico Lluís Companys, n.d.r.), i tifosi del Barcellona hanno lanciato dei fumogeni e ci sono stati disordini con la polizia. Da poco anche i tifosi dell’Espanyol non possono entrare nello stadio del Barcellona al derby.

Come vedi Luis Enrique? Cosa è cambiato rispetto a Pep Guardiola?

È una sorpresa (sorride, n.d.r.). Guardiola è unico. Tra di loro, “Tata” Martino ha avuto sfortuna. Si è giocato la Liga nell’ultima gara contro l’Atletico Madrid: il Barça perde ma con una vittoria sarebbe stato campione. Si è giocato la finale della Copa del Rey contro il Real Madrid: il Barça perde ma con una vittoria avrebbe vinto la coppa. Inoltre è uscito ai quarti di finale della Champions League contro l’Atletico Madrid. La gente di Barcellona crede che Luis Enrique sia come Guardiola. Perché? Perché, per esempio, è un ex giocatore del Barcellona e ha allenato la primavera del Barcellona. Ma Guardiola è unico. Nella storia c’è un solo Guardiola, come c’è solo un Messi ed un solo Maradona. Cosa ha fatto Luis Enrique alla Roma? Non molto. Ed al Celta Vigo? In Italia forse, se gli si vuole trovare un alibi, le dirigenze vogliono subito vittorie e hanno poca pazienza. Qui è uguale. La gente del Barcellona è molto ma molto esigente. Si deve vincere e giocare bene. “Tata”, per esempio, non ha vinto e non ha giocato bene. E quindi gli hanno detto «ciao».

Siete mai stati allo Stadio Luigi Ferraris? Qual è l’ultima partita che avete visto a Genova?

Sì, ci siamo stati. L’ultima partita che ho visto a Genova è stato il derby terminato 1-1 (derby di ritorno della stagione 2012/13, n.d.r.). Ci hanno ospitato in Gradinata Nord. Uno dei nostri contatti era Pippo Spagnolo. Eravamo suoi amici. Prima di andare a Genova, René ci diceva di chiamare lui. Inoltre, in agosto, siamo andati a vedere il Trofeo Ciudad de Barcelona.

Voi avete mai invitato qualche gruppo genoano allo stadio di Barcellona?

Sì, il gruppo Meroni. Siamo amici di questo gruppo. Sono venuti anche molti altri amici di Genova. Per esempio è venuto a trovarci Alessandro Manetti, ex giocatore di Genoa (dal 1999 al 2002, n.d.r.) e Lazio. È un amico di miei
amici. Non si parla necessariamente di gruppi, ma anche solo di amici e tifosi della Gradinata Nord.

Il Genoa che fama ha a Barcellona?

La gente non conosce molto il Genoa. Conosce soprattutto le big come Juventus e Milan, e un pochino la Sampdoria per la finale contro il Barcellona. Poi conosce anche il Brescia perché ci giocò Guardiola. Inoltre i tifosi di estrema sinistra conoscono il Livorno. La gente che ama il calcio e che conosce il calcio italiano, invece, conosce molto il Genoa. Perché il Genoa è il club più antico d’Italia e per tutta la sua storia. Ma la gente normale non lo conosce molto. Il Genoa viene ricordato recentemente perché giocò con l’Espanyol quest’estate nel Trofeo Ciudad de Barcelona. Tra l’altro, l’Espanyol ha vietato gli striscioni dei Grifoni Barcelona allo stadio, perché la società sapeva che noi siamo anche tifosi del Barcellona. Io sono entrato con gli striscioni e mi è stato detto: «Ah, Barcelona? No, no, no».

Anche in Spagna vengono controllati gli striscioni?

Se contengono messaggi razzisti oppure messaggi politici viene vietata la loro esposizione.

Domani verrà pubblicata la seconda parte dell’intervista. Stay tuned!

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Matteo Calautti
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Libero professionista nell'ambito della comunicazione, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Fondatore di Liguria a Spicchi, portale dedicato alla pallacanestro ligure, nonché responsabile della comunicazione del Comitato Regionale Ligure di Basket. Ricopre il ruolo di social media manager, addetto stampa e content creator di società sportive e attività commerciali. È autore e conduttore di Liguria a Spicchi TV e lavora per Dilettantissimo, trasmissioni televisive rispettivamente di pallacanestro e calcio, entrambe su Telenord. Ha collaborato con varie testate tra le quali Londra Italia, East Journal e Io Gioco Pulito. Trainer nazionale del CISV, associazione globale di volontariato di cui è follemente innamorato. Arbitro di calcio, allenamento alternativo per leadership e decision making.