Il racconto di una città: Genova

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Traduzione dell’articolo in lingua inglese pubblicato in data 16/08/2016 su These Football Times, magazine online appartenente al Guardian Sport Network, abilmente editato da Omar Saleem.

Chiudete gli occhi ed immaginate di essere a Genova, la città nell’Italia Nordorientale in cui nacque Cristoforo Colombo. Da un lato della troverete la Lanterna, il famoso faro che è diventato il simbolo della città. Dall’altro, troverete il porto da cui tutto ebbe inizio. Un porto che ha sempre legato la città al resto dell’Europa e che le ha permesso di creare la prima società di uno sport che ha inequivocabilmente cambiato la cultura del Paese intero.

Questa è la città dove il calcio italiano è nato e da cui si è diffuso. Da quel momento Genova è stata divisa in due anime ampiamente diverse: una rappresentata dal Grifone ed un’altra dal Marinaio. Benvenuto nel mondo di Genoa e Sampdoria.

Il Genoa è stata la prima squadra della storia del calcio italiano ed è l’unica che possa vantare di aver partecipato ad almeno un campionato italiano di massima divisione in tre differenti secoli. Fondato nel 1893, il Genoa ha raccolto nove Scudetti dal 1898 al 1924 ed una Coppa Italia nella stagione 1936/37.

Da dopo la Seconda Guerra Mondiale, la storia del Genoa è stata caratterizzata da innumerevoli alti e bassi a cavallo dei due maggiori campionati italiani, disputando persino due stagioni in Serie C. Il Genoa è un club che ha testato la pazienza e la passione dei suoi tifosi, i quali non hanno mai rinunciato a sostenere i loro colori.

La nascita della Sampdoria è stata caratterizzata da un netto contrasto con quella dei rivali cittadini. Fondata nel 1946 grazie all’unione tra due compagini locali, la Sampierdarenese e l’Andrea Doria, essa deve il suo nome proprio alla sintesi di queste due società.

I Blucerchiati hanno vissuto il loro decennio di gloria tra la metà degli anni ’80 e la metà degli anni ’90, vincendo il loro primo e unico Scudetto, quattro Coppe Italia, una Supercoppa Italiana ed una Coppa delle Coppe.

Il biennio d’oro del calcio genovese è stato tra il 1990 ed il 1992, quando entrambe le società dimostrarono il loro valore in Italia come in Europa. Infatti, durante il primo di questi due magici anni, la Samp vinse lo Scudetto ed il Genoa concluse il campionato con un memorabile quarto posto. La vita calcistica non era mai stata così vivibile in Liguria.

L’anno successivo la Samp raggiunse la finale della Coppa del Campioni contro il Barcellona ed il Genoa fu eliminato in Coppa UEFA dall’Ajax in semifinale. Fu un periodo fertile per il calcio genovese, caratterizzato da due coppie d’attacco di fama mondiale: Tomáš Skuhravý e Pato Augilera per il Genoa, Gianluca Vialli e Roberto Mancini – famosi come i Gemelli del Goal – per la Samp.

La scelta cromatica della Sampdoria mette in risalto la sua storia. Il blu con righe circolari nere, bianche e rosse riflettono l’unione di Sampdierdarenese ad Andrea Doria. Per questo motivo furono chiamati Blucerchiati. Dall’altra parte, i colori rosso e blu del Genoa furono scelti per celebrare le origini inglesi del club.

I simboli delle due società offrono una prospettiva unica della rivalità che ha stimolato questa sfida. Il Genoa è rappresentato da un Grifone e la Sampdoria da un marinaio il cui nome è Baciccia. I tifosi della Sampdoria spesso deridono il Grifone descrivendo i loro rivali come “bibini“, il corrispettivo genovese di “tacchini”. I tifosi del Genoa rispondono ironizzando sulla scelta cromatica dei concittadini definendoli “ciclisti“. Perché? Secondo loro, solo una maglietta da ciclismo può comprendere così tanti colori quanti quelli della Sampdoria.

La vicendevole ironia – entrambe le tifoserie definiscono i rivali come “cugini” – è continuata durante gli anni. Per esempio, un tempo si poteva intuire la passione sportiva in funzione del quartiere in cui si abitava. Nonostante il tifo di quartiere sia quasi sparito nei recenti decenni, ci sono ancora alcune roccaforti del tifo in giro per la città.

Sono i quartieri vicini che rendono il derby un’esperienza “punitiva” per la gente che li abita. Una sconfitta sarà ricordata fino al successivo derby. Per esempio, se vuoi andare dal pescivendolo devi essere preparato a quello che la gente chiama “menaggio“, il termine genovese che viene usato per indicare le prese in giro che le due tifoserie si dedicano vicendevolmente.

Notoriamente, dopo che il Genoa vinse nel 1990 il derby contro la Sampdoria grazie ad un calcio di punizione di Branco, ai tifosi della Sampdoria furono inviate delle cartoline di natale con la fotografia del goal vittoria di Branco. Nonostante la rivalità sia feroce, essa è radicata dentro le famiglie e questo garantisce che la tensione sia spesso stemperata in maniera gioviale.

Le prestazioni sul campo non costituiscono sicuramente le uniche argomentazioni tra i tifosi. Mentre i tifosi del Genoa sostengono che i veri genovesi debbano nascere Genoani in quanto nati 53 anni prima, i tifosi della Sampdoria rispondono di aver visto i successi della squadra con i loro occhi, non indirettamente tramite quelli dei loro nonni.

Resta il fatto che, se il Genoa può vantare la maggiore anzianità in città – e che conta sicuramente di qualcosa – la Sampdoria è stata considerata come la migliore delle due società in funzione dei risultati. Nonostante nessuno dei due club abbia mai monopolizzato la Serie A da quando sono entrambi in vita, il palmarès della Sampdoria è più ricco di quello del Genoa.

In seguito all’arrivo di Enrico Preziosi nel 2003, l’attuale presidente del Genoa, qualcosa è cambiato. Il Genoa è diventato nuovamente competitivo e si è verificata una sorta di Rivoluzione Copernicana nell’atteggiamento dei tifosi della città. In precedenza i tifosi rossoblù potevano sono porre l’accento sulla loro grande storia, mentre i Blucerchiati potevano porlo sul presente.

Durante l’Era Preziosi essi hanno invece si sono scambiati di ruolo: i Genoani hanno iniziato a sottolineare i recenti risultati in Serie A e nei derby, mentre i Sampdoriani hanno cominciato a fare riferimento alle statistiche storiche dei loro “cugini”. Ciò sottolinea quando i tifosi di calcio – di tutte le città – si diano battaglia per sostenere i loro colori.

Un’altra differenza nella relazione tra le due è lo Stadio Luigi Ferraris. Al suo interno sono situate la Gradinata Nord e la Gradinata Sud, i cuori pulsanti dei tifosi del Genoa e della Sampdoria. I Rossoblù sono intimamente legati allo stadio, costruito nel 1911 e denominato come un giocatore del Genoa che morì durante la Prima Guerra Mondiale. La Sampdoria, dall’altra parte, ha recentemente proposto la costruzione di un nuovo stadio nella città sotto la presidenza di Riccardo Garrone. È per queste ragioni che i Genoani solitamente definiscono i loro “cugini” come ospiti.

Nonostante il Genoa abbia una lunga storia che favorisce la sua più vecchia fondazione, la Sampdoria attualmente è al comando nelle statistiche testa a testa con 35 vittorie e 24 sconfitte.

Per la Sampdoria, la stagione in cui hanno ottenuto il risultato più devastante è stata quella del 2002/03, con tre vittorie su tre differenti derby tra Serie B e Coppa Italia, per la prima volta nella storia. Furono condotti alla promozione in Serie A da mister Novellino e dalla coppia d’attacco composta da Fabio Bazzani e Francesco Flachi.

Il Genoa, invece, ha recentemente vissuto i suoi anni d’oro per quanto riguarda il Derby della Lanterna. Infatti, i Grifoni hanno trionfato in cinque sfide su sei nelle tre stagioni tra il 2008 ed il 2011, con 10 goal segnati e solo tre subiti.

Alla fine di entrambe le stagioni la rispettiva rivale ha patito una retrocessione, celebrata dagli avversari con una goliardica processione funebre.

Il derby più drammatico degli ultimi anni è stato quello di ritorno nella stagione 2010/11, alla terzultima giornata di campionato, nel quale il Genoa conquistò una vittoria nel recupero grazie alla rete di Mauro Boselli, spingendo quasi definitivamente i Blucerchiati verso la retrocessione in Serie B.

Éder, ex attaccante della Sampdoria, è diventato recentemente il giocatore a segno nel maggior numero di derby (ben tre). Ma è stato l’attaccante argentino Diego Milito a divenire il primo calciatore a realizzare una tripletta durante un Derby della Lanterna, nella stagione 2008/09, con la maglia del Genoa nel centesimo derby, l’anno prima del Triplete con l’Inter.

Per quanto riguarda i giocatori genovesi? Anche se la città non ha mai costituito tradizionalmente una fucina di talenti, entrambi i club hanno avuto giocatori coinvolti personalmente nel derby. Per esempio, il primo capitano della Sampdoria, Bruno Gramaglia, nacque a Genova come il rispettivo rossoblù, Fosco Beccattini, nato più precisamente nella vicina città di Sestri Levante. Gli altri più famosi genovesi ex sampdoriani sono stati Enrico Chiesa, Roberto Romei, Marco Lanna, Domenico Arnuzzo ed Enrico Nicolini. Franco Rotella, Stefano Eranio e Roberto Pruzzo sono stati invece gli altri genovesi Genoani dalla fondazione della Samp.

La storia dei derby di Genoa include anche importanti tradimenti. Giuseppe Baldini, Paolo Barison ed Eddie Firmani sono stati i primi esempi. Baldini, il quale detiene vari record nei derby, ha passato quattro stagioni con la Sampdoria prima di trasferirsi al Genoa nel 1950 per una sola annata, ritornando dal Baciccia dopo due stagioni. Barison fu un giocatore rossoblù per due anni prima di essere acquistato dai Blucerchiati a tre stagioni dal suo addio al Grifone. Firmani passò tre stagioni con la Samp e due con il Genoa tra il 1955 ed il 1963.

Nella storia recente, come possono i Genoani dimenticare Vincenzo Montella? Divenne famoso indossando la maglia del Genoa e viene ricordato dai Rossoblù per la sua splendida rovesciato contro il Port Vale nella finale della Coppa Anglo-Italiana del 1995. In seguito l’attaccante napoletano tradì il Grifone traferendosi alla Sampdoria tramite l’Empoli. Non è tutto: nel suo debutto con i Blucerchiati segnò una doppietta proprio contro il Genoa in Coppa Italia, festeggiando sotto la Gradinata Nord con la sua caratteristica esultanza da “aeroplanino”.

Anche la Sampdoria ha il suo traditore, ed il suo nome è Andrea Carparelli. Cresciuto nel settore giovanile della Sampdoria e nato a Finale Ligure, una piccola città distante circa 75 km da Genova, decise di andarsene per cercare continuità in una prima squadra. Dopo una stagione con l’Empoli, accettò l’offerta del Genoa ripudiando la sua precedente esperienza. Egli risulterà decisivo nel derby del 2000, grazie al suo goal della vittoria di fronte alla Gradinata Nord.

Nonostante le accuse di tradimento e lesa lealtà, solo un giocatore è riuscito a mettere d’accordo le tifoserie di ambedue le squadre: Francisco Chagas Eloia, conosciuto come Elói. Il centrocampista brasiliano, comprato dai Rossoblù nella stagione 1983-84, fu accolto a braccia aperte da un gruppo di 5 mila Genoani nell’aeroporto locale. Si diceva che fosse in grado di palleggiare anche con un limine, così i tifosi non vedevano l’ora di vederlo allo Stadio Luigi Ferraris con la maglia del Grifone.

Le premesse erano positive, ma la storia decretò una storia nettamente differente. Il brasiliano dimostra un’inadeguata attitudine verso il lavoro per la squadra sul campo – tradizionale caratteristica dei Genoani – divenendo oggetto di scherno da entrambe le tifoserie a causa di una camminata paragonata a quella di una scimmia.

L’allora derby d’andata viene ricordato nell’immaginario collettivo come il “Derby della Scimmia“. Quando lo speaker dello stadio finì di annunciare la formazione del Genoa, due tifosi della Sampdoria vicino al campo iniziarono a passeggiare mano nella mano con una scimmia, presa in prestito da un circo. La scimmia indossava la maglia numero dieci del Genoa, quella di Elói. Il riferimento fu immediatamente chiaro e ben ricordato ancora oggi.

Nei loro 70 anni come “cugini”, Genoani e Sampdoriani hanno sempre rifiutato l’idea di una fusione. Alcuni affermarono che due società calcistiche in una città di 600 mila abitanti fossero troppe, e che unendole avrebbero potuto costituire un’altra potenza calcistica nel Nord. Uno dei più famosi “tentativi” di fusione fu l’amichevole giocata da una selezione delle stelle di Genoa e Samp contro il Santos di Pelé nel 1966.

In realtà, comunque, Genova vanta due compagini con una storia ed ideologie largamente contrastanti. Questa tesi è sottolineata al meglio dal fatto che 35 mila persone in una città di 600 mila abitanti possiede un abbonamento. In una città che vive di calcio essa costituisce una rivalità importante in Italia.

Mentre altre partite sono caratterizzate da violenza e aggressività, il Derby della Lanterna divide le famiglie per novanta minuti, nella speranza che la propria squadra regali qualcosa per cui esultare. Questo è ciò che una rivalità dovrebbe costituire nel calcio: passione, lealtà e soprattutto sportività. Dopotutto, non sono questi i valori di fair play su quali il nostro sport è nato?

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Matteo Calautti
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Libero professionista nell'ambito della comunicazione, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Fondatore di Liguria a Spicchi, portale dedicato alla pallacanestro ligure, nonché responsabile della comunicazione del Comitato Regionale Ligure di Basket. Ricopre il ruolo di social media manager, addetto stampa e content creator di società sportive e attività commerciali. È autore e conduttore di Liguria a Spicchi TV e lavora per Dilettantissimo, trasmissioni televisive rispettivamente di pallacanestro e calcio, entrambe su Telenord. Ha collaborato con varie testate tra le quali Londra Italia, East Journal e Io Gioco Pulito. Trainer nazionale del CISV, associazione globale di volontariato di cui è follemente innamorato. Arbitro di calcio, allenamento alternativo per leadership e decision making.